Quando si cade sull’uccello

‘Mi sei caduta sull’uccello’ è quanto una volta dissi a una mia ottima studentessa, eccelsa sia nel tradurre che nel ricreare in italiano i testi in inglese che le proponevo per esercizio.

Ho spesso trovato utile proporre esercizi di traduzione che, in seguito, prevedessero il confronto con due o più traduzioni pubblicate della stessa opera, sia per osservare come la lingua di arrivo cambi nel corso dei decenni , sia per rinfrancare i miei studenti facendo notare che quantunque una traduzione venga pubblicata, non sempre essa è esente da strafalcioni o veri e propri errori di interpretazione dal testo fonte.

Nella fattispecie stavamo lavorando su Rebecca, il magnifico romanzo di Daphne du Maurier del 1938, di cui già apparse una traduzione di Alessandra Scalero nel 1940 per i tipi di Arnoldo Mondadori e di cui poi il Saggiatore ha pubblicato una seconda traduzione, questa volta di Marina Morpurgo, nel 2008.

La prima cosa che colpisce in entrambi le traduzione è la libertà nel rielaborare i dettagli visivi per cui un lettore italiano alla fine perde molte delle splendidi immagini che du Maurier adopera in uno – a mio avviso – degli incipit più belli della letteratura inglese del Novecento.

Già dalle prime pagine si notano delle dissonanza: lattice windows diventano ‘finestrelle protette da grate’ (Manderley stile penitenziario?) per Morpurgo, mentre per Scalero the lawns tra la terrazza e il mare diventa una prateria (in Cornovaglia?) e un chestnut non è un castagno ma diventa un ippocastano.

Ma sembra che cosa svolazzi nei cieli tra le pagine del romanzo non sia di vitale importanza per nessuna delle traduttrici . Per cui i rooks circling above the woods, tipico corvide gregario che si trova anche in Inghilterra, diventa una cornacchia sia per Morpurgo che per Scalero, un uccello ben diverso, che tende a essere più solitario e poco frequente in Inghilterra (si trova più facilmente in Scozia). In realtà si tratta di un corvo. Ma nemmeno quello imperiale, come invece la mia studentessa aveva deciso di tradurre.

Quindi, per evitare di prendere gazze con la fava sbagliata, facciamo chiarezza con un’immagine e una lista dei corrispettivi in italiano.

crow = cornacchia o cornacchia nera (carrion crow)

raven = corvo imperiale o corvo maggiore

rook = corvo o corvo nero

jackdaw = taccola

chough = gracchio

hooded crow = cornacchia grigia

magpie = gazza

jay = ghiandaia

Happy birdwatching! (Felice osservazione di uccelli?)

Bestie da reddito

Si apprende dalla RSI che nei Grigioni sono stati abbattuti 48 lupi in quattro mesi perché devono fare bilancio. In un cantone più vasto del Delaware con una popolazione di homo sapiens equiparabile alla città di Parma evidentemente si sta stretti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Nei-Grigioni-abbattuti-48-lupi–2659092.html

Si apprende dunque che:

Per il secondo anno consecutivo, si rileva infine, il numero di predazioni di bestie da reddito è calato: da 267 a 213.

Homo sapiens dei Grigioni comanda e dispone delle bestie a suo piacimento e forse a dio spiacendo: quante possono essere da reddito – e quindi intoccabili – e quante pongono un rischio per la sussistenza stessa di homo sapiens dei Grigioni.

Un lessico perfetto per homo sapiens helveticus. Auguriamo che si arrisca sempre di più grazie alle beste da reddito.

The Artful Translator will continue his personal fight against homo insapiens

Whoa, Mr. Imarisio

As I do most mornings, I read the news on various websites to see if the world has gone completely to the dogs linguistically and otherwise. Sadly, I’m often proven right.

This morning Marco Imarisio of Corriere della Sera decided that the Russian foreign minister Lavrov must have been heard using the American expression hold your horses -presumably in its non-existing Russian version – while advising his president to adopt a wait-and-see strategy.

Clearly on a roll, Mr. Imarisio thought that this folksy idiom could also be translated literally into Italian – Tieni a bada i cavalli – for the benefit of his Italian readers.

A simple Frena! would have sufficed.

Hold your hosses, Mr. Putin!

Il polemico animalista?

Ho appena scritto alla redazione Treccani per capire come mai la definizione di ‘animalista’ sulla pagina web del loro dizionario sia la seguente:

La versione cartacea non include questo inciso, che connota e pregiudica negativamente il senso del termine, essendo la polemica qualcosa spesso fine a se stessa.

In attesa di una risposta da parte della redazione Treccani – se questa mai arriverà – The Artful Translator si domanda come mai questo termine sembra venire usato con sdegno e come quasi un insulto nei commenti in calce ad articoli che trattano di natura e ambiente nella stampa e nei media italiani.

In un esempio odierno dalla stampa italiana, si apprende con incolmabile tristezza dell’uccisione di un altro giovane orso in Trentino a seguito di un decreto del presidente di tale regione, un personaggio chiaramente sfornito di qualsiasi scrupolo o interesse per la biodiversità del bacino di sua pertinenza ( e forse – a giudicare da una sua fotografia – molto più interessato al proprio bacino anatomico).

Purtroppo, leggendo i commenti si assiste a una sconfortante testimonianza dell’incapacità dell’italiano o dell’italiana media di moderarsi nei toni dei propri punti di vista. Ogni questione, anche quella più indifendibile, diventa dunque motivo di divisionismo da stadio o settarismo partitico (o per partito preso).

Questioni sull’ambiente, che andrebbero sostenute all’unanimità per il bene collettivo, diventano invece bersaglio per il fuoco nemico mediante l’uso improprio di una raffica di epiteti tra cui il temuto ‘animalista’, e dove, con insopportabile tracotanza, politici dal grilletto facile uccidono ‘serenamente‘ (come riportato tra i commenti a favore del presidente).

In memoria di M91 – che è stato solo un numero nella sua breve esistenza.

NB. La redazione Treccani ha risposto prontamente il medesimo giorno e ha rettificato la definizione del lemma. Chapeau alla redazione.

Un errore rivelatore?

Non sapere come si scrive – o curarsi di avere riportato correttamente – il cognome della Presidente della Commissione UE credo riveli parecchio del livello attuale del giornalismo del CdS, ormai defunto e compianto.

oh no you didn’t.

Mystifying how somebody could misspell DIVINE on the headstone of the greatest singer of all time. Fear not, Sarah dear, the Artful Translator is here to rectify this unforgivable blunder. Hope someone in NJ reads this and asks the local authorities to put it right.

The DIVINE ONE

Choc room

Da una tragica notizia del CdS, si apprende che:

Per terra resta tanto sangue e si precipitano i soccorsi del 118. Un turista svizzero di 51 anni viene centrato in pieno. Da subito sembra gravissimo: va più volte in arresto cardiaco, gli amputano un braccio. Poi la corsa in ospedale, dove morirà poco dopo l’arrivo nella choc room del Niguarda.

Una stanza fatta di cioccolato?

Una stanza piena di cioccolato?

Oppure si tratta di un ibrido anglo-francese?

Imbrigliando il mio irruente lato faceto, mi domando se davvero ci sia il bisogno di approdare a questa bruttura eteroclita. Bene se si trattasse di un testo scritto per un pubblico residente a Houston o Chicago. E se il testo fosse in inglese. Ma l’italiano mi pare che già disponga di ‘sala rossa’ se proprio si volesse ricorrere al gergo. Forse ‘shock room’ è più sensazionale? Choc room di certo è ridicolo.

Piumino

Interestingly enough, this word has several translations in English.

  • the actual material: down
  • A puffer jacket, puffer coat or down jacket
  • a comforter or duvet – though fairly different concepts in the US and the UK.
  • a feather duster
  • a feathered dart
  • a type of cottongrass
  • a powder puff

Tele-pass-in-culo

Si apprende dalla stampa che “Dal primo luglio 2024 il canone Base Telepass costerà 3,90 euro al mese, prima si chiamava Family e costava 1,83 euro al mese.”

È un +113%, giustificato dal mutato contesto di mercato e tecnologico e avendo maturato la consapevolezza di disporre di un’esperienza, di un’offerta e di una capacità di innovazione uniche sul mercato.

L’obiettivo è quello di avere una nuova proposizione commerciale che valorizzi al meglio, anche in prospettiva, l’ecosistema della propria offerta consumer e punti, al contempo, e offrire soluzioni sempre all’avanguardia per le necessità di movimento della propria clientela in ambito urbano.

Sarebbe interessante sapere quanti e quante capirebbero l’italiano dell’AD di questa società che, nascondendosi dietro a un italiano bisunto di gergo commerciale e fumoso, tenta di giustificare un aumento incomprensibile.

Innanzitutto, già il nome commerciale elimina la parola Family – così tanto promossa dall’attuale governo – e si passa a Base – ossia, sotto questa soglia si intravedono le pezze ai gomiti e i colletti rigirati e non puoi aspettarti di meno.

La seconda affermazione innesca delle dinamiche nebuolse: cosa è cambiato nel mercato ‘mutato’ ? Il mercato è in costante mutamento. Tuttavia, Telepass ha raggiunto una consapevolezza nirvanica della propria esperienza e sa di avere un certo potenziale, per cui un addebito a priori è giustificato. Questo dato viene ribadito ‘anche in prospettiva’, ossia in futuro. Quindi meglio addebitare da subito. Poi meglio ‘offerta consumer’ anziché ‘offerta consumatori’, perché – si sa – condire con un po’ di anglicismi serve sempre.

Ma è la ‘proposizione commerciale’ che lascia perplessi. Cosa si intende per ‘proposizione’? Una proposta forse? Una ‘value proposition’ in inglese è una ‘dichiarazione di valore’ non certo una proposizione, che in italiano è pari a un enunciato.

Parafrasando dunque: l’aumento del 113% è giustificato perché il mercato è cambiato (come? in quale misura?) e sappiamo di essere gli unici ad avere la conoscenza tecnologia anche futura (?). Il nostro obiettivo è quello di migliorare (quando? In un futuro prossimo o lontano?) la nostra offerta (quindi al momento non è la migliore?) per i nostri clienti quando hanno bisogno di viaggiare o parcheggiare l’auto.

Si evince quindi una dichiarazione di intenti in virtù della quale Telepass ha il diritto di rincarare i prezzi degli abbonamenti non tanto per effettive migliorie (o per lo meno non esplicitate in queste affermazioni), bensì per la sola consapevolezza – acquisita o rivelata -della propria posizione. Giubilo sia dunque in tutto l’italico reticolato autostradale. Benvenute dunque queste entrate giustificatissime nei forzieri Mundys.

PS. Mentre scrivo, dalla sua scrivania la mia assistente Millicent mi sussurra che da anni usa Telepass e mi assicura che non ha mai notato nulla di mutato. Solo il prezzo.